Spesso le ferite passate possono continuare a far male, ma possono anche essere archiviate e non dolere più.

Ecco un esempio:

Quando avevo 8 anni, nella mia classe alle elementari, di punto in bianco si sono formate 2 bande.

Due gruppi di bambini in contrapposizione.

Non giocavano più assieme, passavano il tempo a farsi i dispetti.

Io e una mia carissima amica, avevamo deciso di stare fuori da questi giochi di dominio e sopruso.

Così, al mattino, ci aspettavamo in corridoio e con le braccia aperte e un grande sorriso sulle labbra ci correvamo incontro per salutarci.

Felici e paghe della nostra amicizia eravamo incuranti dei due gruppi che si fronteggiavano.

Ma…

C’è sempre un ma, una curva storta, un tombino malefico.

Una mattina la mai amica è entrata a far parte di uno dei due gruppi.

Erano di colpo finite le corse felici, finite le attese in corridoio, gli abbracci i sorrisi.

Finito tutto.

In più erano iniziati i dispetti verso me ( puntine sulla sedia, smorfie al mio passaggio).

Che delusione!

Che senso di abbandono e solitudine per il mio cuore di bambina. Che terremoto e che macerie per il mio piccolo mondo e per le mie sicurezze.

Quell’esperienza mi ha segnato per anni.

Diffidenza, sospetto, riservatezza sono stati il mio mantra.

Ma la vita rinasce ogni primavera ed io, nel tempo, sono rinata con lei.

Con un po’ di fatica, in seconda superiore ho legato con la mia compagna di banco.

E ora, quasi 35 anni dopo, ci sentiamo ancora.

Dopo le superiori ho deciso di parlare con qualcuno di quella ferita, così ho dato ordine e senso a ciò che era successo.

Successivamente si sono aggiunte altre amicizie, quella ferita è stata superata.

Le amicizie che vivo adesso sono: sincere, care, affettuose e importantissime.

Una ferita, anche se pesante, può non dolere per sempre, può insegnare qualcosa e poi finire nello scaffale delle cose passate, sta a noi scegliere che posto darle.

Scegliere di dare ordine ai fatti, posto e significato agli eventi e fiducia alla vita permette di andare oltre.

Andare oltre è opportunità che dobbiamo darci e spesso ce lo meritiamo.

E poi, cura le tue amicizie, sono una fonte importante di benessere.

Chiama ora il tuo amico/a e dì : avevo voglia di sentirti ❤.

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Quel Babbo Natale di 40 anni fa

 

Una notte di Natale di tanti anni fa, quasi 40, un Babbo Natale vestito a puntino ha bussato a casa dei miei.

Ha portato uno scatolone pieno di cose buone: biscotti, fette biscottate, latte, pasta e un pandoro.

Eravamo in 8 in famiglia. I miei genitori e noi 6 figli.

Non avevamo il pandoro da mangiare e nemmeno molte altre cose.

Erano state le persone del paese che avevano fatto una colletta per noi e ci avevano donato questo scatolone di bontà.

Per i miei occhi di bambina, quel Babbo Natale mi ha riempito di meraviglia, gratitudine, gioia.

Il pandoro è stato il dono che ricordo con più gioia.

Tagliato a fettine sottili, ne abbiamo mangiato tutti.

La bontà di quel gesto, abbinato alla dolcezza sopraffina del pandoro che non potevano acquistare, ha impresso in me un senso di gratitudine e bontà del mondo che porto con me ancora adesso.

A volte pago caro questa idea di un mondo buono, ma anche se a volte capito male, per il resto del tempo mi permette di vivere con questo senso magico di gioia e bontà.

E oggi che è Natale, il giorno più dolce dell’anno, ricordo con calore quel Babbo Natale e tutti i Babbi che mi hanno accompagnato, aiutato, sorretto nella vita.

E tutti i Babbi Natale che esistono.

Buon magico dolce Natale a tutti.


 

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Il profumo del fieno mi ricorda la mia infanzia.

 

La fattoria con le mucche, i conigli, le anatre, le faraone, i gatti, i cani e persino le tartarughe sono state parte della mia infanzia.

I miei nonni erano contadini e io passavo le ferie con loro.

Le giornate le trascorrevo aiutando gli zii ad annaffiare i campi, a giocare sotto il getto d’acqua che mostrava l’arcobaleno.

Rastrellavo il fieno e saltavo nei mucchi.

Nei caldi pomeriggi passeggiavo tra le viti o sfidavo mio fratello a passare attraverso il recinto delle mucche (che ci incuteva tantaaaaa paura).

Durante le notti guardavo le stelle, inebriata da una via lattea immensa, o cercavo di leggere al chiarore della luna piena.

Un mondo stupendo, profumato, vario, ricco, interessante e anche ostile, ma sempre nuovo e affascinante per la bambina che ero.

Più di tutto ricordo il profumo del fieno!

Un profumo pieno, dolce, caldo, avvolgente, che mi parla di sole, di cieli azzurri, di spazi verdi.

Oggi, ogni volta che preparo una tisana, il profumo delle erbe mi ricorda in un lampo il profumo del fieno e mi riporta alle estati della mia infanzia.

Essere un’erborista per me è anche questo, rivivere ad ogni tisana il “tempo della terra” che dona cibo e medicina.

Un tempo dove il ritmo delle stagioni e della pioggia governano la vita.

Un posto dove si respira rispetto, reverenza e timore, per ciò che riceviamo gratis dalla natura.

Tutto questo mondo è dentro ad ogni tisana che assaporiamo.

Il tempo della terra con i suoi cicli, qualcosa di molto arcaico e profondo che ci governa.

 


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Quali sono le tue figure di riferimento quando la vita si fa dura?

 

Avere almeno una figura di riferimento può salvare la vita.

Uno studio sviluppato su 40 anni ha confrontato la qualità di vita tra due gruppi di bambini (poi cresciuti).

I due gruppi erano suddivisi in bambini di famiglie disagiate, dove era presente alcolismo e malattie e uno dove la famiglia era “normale”.

Dopo 40 anni, al resoconto finale, ci si aspettava che i bambini vissuti in famiglie “normali” avessero una una qualità di vita migliore rispetto a quelli di famiglie disagiate.

Più competenze, più occupazione, una relazione stabile, una famiglia.

Invece non è stato così.

Cosa aveva fatto la differenza? Cosa accomunava chi era riuscito nella vita?

Avere una figura di riferimento.

Questa persona è di solito un “adulto” che presta attenzione, ascolto, cura, porto sicuro al “figlio”.

Può essere una figura di riferimento uno zio, un amico, un allenatore, l’insegnante…

Avere figure di riferimento salva la vita perché permette di sviluppare fiducia, empatia, coraggio, solidarietà.

E io?

A 25 anni brancolavo nella vita, non avevo figure di riferimento.

È difficile vivere senza qualcuno che ti fa da spalla, porto, guida.

Ma non è mai troppo tardi. Ci vuole un pizzico di fortuna e un po’ di impegno.

Bisogna sentire fin dentro le ossa che da soli si fa poca strada.

Che il confronto con un’altra persona è salutare. Allarga le vedute e permette una comprensione più ampia dei fatti.

Parlare con qualcuno che vale allarga il proprio io e ci toglie dall’egoistico pretendere di essere sempre al centro della scena e di avere ragione.

Avere delle figure di riferimento ti cambia in meglio.

Non è sempre facile, perché anche se ti vogliono bene, non ti risparmiamo le botte sui denti.

Ora, a 50 anni suonati, sono fortunata ad avere figure di riferimento, che sento con piacere regolarmente.

Sono persone che possono dirmele senza veli.

Persone importantissime, che possono chiamarmi alle 3 di notte e io correrei da loro.

Persone che riempiono la mia vita e il mio cuore di affetto e sicurezza, e non parlo dei familiari (e ne ho tanti, e per i quali correrei come una scheggia alle 3 di notte).

Questa rete di persone rende la mia vita più facile, leggera, sicura.

Questo Natale ho un pensiero particolare per loro, perché sono la mia ancora, il mio porto, la mia bussola.

E nella tua vita?

Chi chiami quando stai male dentro il cuore, nell’anima?

Quali sono le tue figure di riferimento?

Perché è sugli affetti che si costruisce una vita che vale.

Sono le relazioni che rendono la nostra vita ricca, piena, soddisfacente.

 


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La famiglia e la Competenza Sociale

La famiglia è il luogo dove l’amore, la vicinanza, il desiderio di stare assieme si fa vivo, reale.

Avere una famiglia affettuosa è il dono più grande che possiamo sperimentare.

Ma per stare bene in famiglia (o nella società), ogni componente deve poter sviluppare una “Competenza Sociale“.

La Competenza Sociale è capacità di mettere le proprie esigenze e aspettative in armonia con quelle degli altri.

Per possedere una Competenza Sociale bisogna sviluppare l’intelligenza emotiva, che dipendente da:

– saper formare forti legami di attaccamento
– essere in grado di regolare l’aggressività
– imparare a seguire le regole del gruppo
– fornire assistenza in caso di bisogno
– partecipare alle attività del gruppo

Questi sono gli elementi che determinano una buona riuscita delle relazioni, sono alla base di una ricca vita affettiva e permettono lo sviluppo di relazioni appaganti e calorose.

Quando uno di questi elementi viene a mancare, la costruzione di relazioni valide e solide è compromesso.

Prendersi cura della propria struttura emotiva e andare a colmare carenze, sciogliere nodi, superare le difficoltà paga con una vita ricca di affetto, valore, soddisfazione.

Come?

Prendendoci cura del “cuore – anima” con percorsi adatti.

Come andiamo in palestra per allenare, rinforzare, aggiustare le ossa, i muscoli, la pancia, possiamo allenare, rinforzare, aggiustare la parte del “cuore-anima”.

Come?

– parlare con qualcuno che sia un professionista psicologo o psicoterapeuta con l’indirizzo specifico che serve:
– analitico o dinamico
– cognitivo comportamentale
– sistemico familiare

O fare tutto quello che pone attenzione alla parte emotiva:

– seguire percorsi personali di crescita
– meditare, scrivere, disegnare

ci può regalare ciò che sogniamo di più, una vita serena e degli affetti che valgono.

Perché la vita vale non per quello che facciamo, ma per quello che siamo.

Buona festa dell’8 dicembre!

 


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Io, le mie sorelle e le costituzioni: modi diversi di affrontare la vita

 

Ogni costituzione ha un suo proprio modo di affrontare la vita.

Questo modo è impresso nella persona dal momento del concepimento, e si “vede” dai cambiamenti che la donna in gravidanza percepisce durante l’attesa del figlio.

Anche per questo motivo, ogni gravidanza è diversa dalle altre.

Aspettare un bambino “fuoco” porta un’esperienza, sensazioni e crescita di peso molto diversa da aspettare un bambino “acqua”.

Io e le mie due sorelle siamo:

Marzia: terra-fuoco
Xelene: aria-fuoco
Io: aria-acqua

Mia madre è mancata anni fa, quindi non posso più chiedere a lei che sensazioni diverse provava, ma se vado a pensare a come ci comportavamo da adolescenti, le nostre caratteristiche erano già evidenti.

Un esempio:

Come ci lavavamo il viso quando avevamo circa 15-16 anni.

Marzia: terra-fuoco.

Precisa, etica, responsabile, con un alto senso del dovere

Si spogliava e con abbondante acqua e sapone lavava viso, collo, orecchie, ascelle.

Xelene: aria-fuoco.

Artista, creativa, libero pensiero, alla ricerca delle cose nuove e diverse.

Detergeva il viso con il latte detergente (quasi 40 anni fa )

Io: aria – acqua

Paziente, accomodante, che guarda l’essenziale e la praticità, che sfrutta le possibilità per fare meno fatica.

Bagnavo le dita e le passavo sugli occhi e sulle orecchie, appena una veloce passata sul viso.

P.S., nota a mia difesa: il bagno non era riscaldato e non c’era l’acqua calda.

 

Ecco come gli elementi fuoco, aria, acqua, terra, a cui siamo soggetti, secondo la medicina antica, ci plasmano.

Una dottrina, definita degli umori, affascinante e ancora attuale.

Se vuoi sapere di che costituzione sei, fai il test gratuito nel sito Elettra Erboristeria.

 


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Anche il compleanno è un buon momento per tirare una riga, come fosse il primo giorno dell’anno nuovo.

È tempo di fare somme e considerazioni, fermarsi un attimo, osservare, cercare di capire dove si è arrivati, chi si è perso per strada, cosa è importante trattenere e cosa si può lasciare andare.

Cosa ho imparato in 50 anni?

Che avere vissuto 49 anni è già un Grande Regalo.

Che il tempo vissuto, trascorso, scivolato, spinto, strappato è tutto prezioso, è la vita stessa.

In 50 anni ho pure guadagnato una montagna di ricordi, una collezione di foto sbiadite, sfide vinte, delusioni pesanti, conquiste meritate, sconfitte amare.

Ho avuto 8 cani, 3 gatti, 40 criceti, 1 scoiattolo, 6 cavie, 7 biciclette.

Una sofferto di una paresi al viso (che mi fatto rallentare nella corsa della vita, perché se fosse stato un blocco alla schiena non sarebbe stato sufficiente), ho una malattia autoimmune, due ponti in bocca,1 subito un intervento nel corpo.

Ho accumulato una montagna di libri e abiti, pranzi in famiglia e vacanze con mio fratello.

Ho 6 nipoti e mezzo (una femminuccia in arrivo ), 5 fratelli e un compagno che rende la mia vita una gioia.

Ma cosa ho imparato:

Che i dolori passati possono sbiadire e lasciare solo leggeri aloni (se si ha il coraggio di guardali e non metterli sotto al tappeto).

Che posso avere solidità emotiva e calma, durante le situazioni critiche (che non mancano mai e che è a forza di allenarsi che si diventa esperti).

Che posso avere tenacia per continuare e pazienza per le situazioni difficili (perché è a piccoli passi che si arriva a scalare le montagne).

Ho imparato la tolleranza per le cose che non comprendo o che non vanno come voglio io (e ingoiare il rospo).

Che bisogna anche avere il coraggio di essere scomodi e di dire fredde verità.

E che “amare” sempre, amare tutto ciò che si fa, non si sbaglia mai.

Ecco cosa sono per me 50 anni.

E credo sia proprio giusto festeggiare gli anni, perché si festeggia per onorare la vita e tutto ciò che di prezioso, unico e bello ci dona.

Buon riga-compleanno ❤️


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Adoro le lettere, le parole scritte.

Alcune sono proprio preziose e le conservo con cura come una lettera di mio papà, un piccolo biglietto di mio fratello, due righe di un amore giovanile e un foglietto della mia cara amica e molte altre.
Parole che mi fanno volare lontano, valicano il tempo, attraversano anni, superano amnesie e lontananza.
La parola scritte rimangono vive, pulsano di emozioni, di sentimenti, di desideri.
Amo le parole scritte, amo leggerle e sentire l’emozione che fanno scorrere sulla pelle.
Sabato 20 Novembre  2021 per festeggiare i miei 50 anni ci sarà un tavolino all’esterno del negozio, dove penna e fogli aspettano solo di raccogliere auguri o altre parole.
Saranno testimoni e custodi di questo giorno.
Il tavolino sarà accessibile comodamente, senza bisogno di entrare in negozio, vicino sarà disponibile un piccolo dono.

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È importante imparare cose nuove, cercare, cercare e ancora cercare, per trovare soluzioni a disturbi fastidiosi.

Prima del periodo Covid, l’unico modo per ottenere ciò era andare a convegni o corsi.

Ciò significava spostarsi, dormire via da casa, organizzare tempi e cibo.

Questo mi permetteva di ottenere nuovi modi di vedere le cose, incontrare persone che mi mostravano punti di vista differenti, colmare carenze, riuscire a collegare situazioni lontane, costruire nuovi quadri d’insieme.

Ma non sempre avevo soldi a sufficienza per dormire in alberghi o viaggiare comodi.

Così sono stata in ostelli, in b&b e viaggiato con treni locali che impiegavano il doppio del tempo per arrivare, ma costavano meno, e nonostante tutto ne è sempre valsa la pena.

Ho dormito a Milano in un ostello con delle ragazze coreane che visitavano l’Italia e dormivano tutta la notte con la luce accesa.

Per fortuna ho sempre portato con me un foulard, che diventava cintura, parasole, sciarpa, fascia a seconda del bisogno.

Quella notte è diventato un paraocchi.

Ho frequentato corsi della durata di 2 giorni, e non potendo spendere di più della quota per dormire e viaggiare, mi sono portata 2 uova sode, un pugno di arachidi e qualche carota tagliata a fiammifero per mangiare e non sono morta.

Ho parcheggiato in stazioni piccole piccole, per poter prendere treni locali e sono persino riuscita sbagliare fermata o non vedere il mio treno partire.

Ogni viaggio è stato un’incognita, ma anche una nuova esperienza.

Ogni corso mi ha arricchito sia per i contenuti che per le persone incontrate.

Viaggiare mette in risalto le capacità di adattamento, la volontà di riuscire, la pazienza dei tempi lunghi, la coraggio di chiedere.

Viaggiare libera la fantasia, la meraviglia, la sorpresa, l’adrenalina della sfida.

E finalmente a Settembre 2021 siamo tornati a viaggiare, dopo 2 anni di fermo.

La magia-sfida può ricominciare e io ne sono felice e grata.

In foto, io e Rosy, al convegno di Settembre a Bologna, con il farmacista esperto di terapie con gli oli essenziali Dominique Badoux, fondatore della Pranarom.


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Mia madre era erborista.

Nel suo negozio le erbe erano contenute in enormi sacchetti bianchi ( enormi, per i miei occhi da bambina), legati con un elastico.

Malva, Camomilla, Equiseto, China, Tarassaco, Carciofo, ecc.

Erano foglie, radici, fiori.

Lei apriva questi grandi sacchetti e pesava le erbe per comporre le tisane.

Le pesava con una bilancia che aveva dei pesetti da porre sul piatto, che mio padre conserva ancora.

Le bilance elettriche sono arrivate più tardi.

Oggi, sono io che apro scatole di latta e mescolo erbe e radici.

La mia bilancia è super moderna, elettrica, con una batteria che dura giorni e ha il piatto removibile.

Sono passati 40 anni da quei miei ricordi di bambina, ma il profumo delle erbe miscelate mi inebriano ancora e mi riportano a cari ricordi lontani.

Mi sarebbe piaciuto poter far vedere a mia madre questa mia Erboristeria.

Raccontarle dei miei progetti presenti e futuri, e soprattutto dirle che quella che sono oggi è parte di lei, parte di ciò che mi ha trasmesso, che ho imparato osservandola.

Vorrei poterle dire : “Sono orgogliosa della donna che sono diventata e questo è grazie a te, all’amore e alle cure che hai saputo donarmi e penso saresti fiera di me”.

Mia madre è mancata 21 anni fa, e non è più fisicamente qui con me, ma è dentro me, nelle mie cellule, nel mio cuore.


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