Mi tremavano le gambe ogni giorno, avevo 22 anni.

 

I primi giorni come commessa in Erboristeria risalgono a più di 28 anni fa.

Aiutavo una ragazza Erborista, che aveva un piccolo negozio a Valdagno. Restavo in negozio quando lei se ne andava per impegni. Rimanevo da sola in bottega.

Il negozio era ai miei occhi, un mondo affascinante, colorato, profumato, ma spaventoso.

C’erano i prodotti di L’ Erbolario, piccoli gioielli dalle scatole disegnate in modo artistico. Il reparto alimentati, piccolo ma fornito, mi stuzzicava con i biscotti al cioccolato della Finestra sul cielo. Le boccette degli integratori perfettamente in fila della ditta Giorgini , mi sfidavano a capire il corpo e le sue funzioni.

E infine le scatole delle erbe secche , da controllare per pericolo insetti, e da studiare .

Ogni giorno era una sfida, perché le persone che entravano, chiedevano cose per me sconosciute.

Ogni giorno cercavo di imparare qualcosa, e ogni sera studiavo le proprietà delle erbe .

Ogni giorno affrontavo il lavoro con la determinazione a imparare, ma anche con una grande paura.

Per anni ho lavorato in negozio, con le gambe che mi tremavano dalla paura. Paura di non capire, di non conoscere, di non saper rispondere.

Mi dicevo : passerà, un giorno non avrò più paura.

Non so quando è successo, ma la paura è passata, per buona pace delle mie gambe.

Resta la consapevolezza della complessità del corpo e del suo proprietario, e il grande rispetto per ogni sensazione, bisogno, sintomo, dolore.

Anche in negozio, come per ogni relazione, la comunicazione deve avvenire in due sensi, e ogni parte ha il suo posto, ruolo, dignità.

Non esiste nella mia testa il : so cosa serve per questo, ma il facciamo un po’ di strada assieme, per arrivare dove serve, che sia spegnere un sintomo, dare voce ad un dolore, trovare un medico adatto, bere una tisana che aiuti.

Perché nessuno sia solo.

Perché ogni relazione è uno scambio che fa crescere entrambi.


Elettra Erboristeria

Rimedi Naturali Personalizzati

Cornedo Vicentino

Perché non apri uno studio,
invece di lavorare in Erboristeria ?

Mi fu chiesto anni fa da una persona, che stimo molto e che mi conosceva bene .

Non risposi subito a quella domanda, mi presi del tempo per riflettere e capire cosa mi spingeva a fare il lavoro che facevo da anni : l’Erborista Naturopata in negozio.

Cosa sentivo a livello di pelle, quali erano le mie motivazioni profonde, cosa sognavo e speravo di fare ?

Come in una pellicola muta, scorrendo le immagini di una vita, di cui avevo esperienza e che era il mio lavoro in negozio .

Immaginavo il profumo delle erbe mentre aprivo un nuovo sacchetto di camomilla o issopo, il rumore dei semi che cadevano dalla paletta alla bilancia , il colore delle varie erbe e radici.

Vedevo i volti di persone che entravano in negozio senza aver bisogno di un appuntamento, per chiedere una semplice cosa , per trovare un dono da portare a qualcuno, per prendere una tisana da bere per sé o in compagnia.

Ripensavo alle persone semplici che potevano tornare in negozio anche 4 – 5 volte di fila, o telefonavano spesso per un chiarimento o un’assicurazione sul come fare bene una tisana.

Rivedevo sorrisi e a volte lacrime di chi tornava a raccontare qualcosa.

Pensavo a tutte le persone che liberamente possono entrate in negozio , di tutte le età, estrazione sociale, capacità economica e culturali.

E ripensavo alle scatole da aprire, le vetrine da costruire, il Natale da vivere e le “Serate Informative ” da organizzare.

No. Non avrei rinunciato a tutto questo.

Questo era il mondo che volevo vivere, quello che sembra cucito sulla mia pelle come un secondo abito.

Non avrei mai aperto uno studio, io amo vivere e lavorare in negozio, e incontrare le persone, parlate con loro, ascoltare la loro voce, il loro modo di vedere il mondo.

Risposta:

Dopo un po’ , incontrai quella persona e sinteticamente le dissi: “Ci ho pensato, non apro uno studio, perché amo troppo mescolare le erbe in tisane, amo la porta che sia apre a tutte le ore , senza preavviso, da chiunque.
Aprirò il mio negozio” .

Ecco : Elettra Erboristeria!

Felice e grata della vita e delle persone che sono passate e passeranno in negozio.

Elettra Erboristeria
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Cornedo Vicentino Vi


 

L’ Acqua è il nostro primo cibo .

All’inizio sulla terra, c’era solo acqua , molto acqua , archei e batteri, poi alghe unicellulari .

Un salto evolutivo ha creato piante che come i muschi , potevano vivere e crescere solo perché erano immersi in parte nell’acqua .

Essi non potevano spostarsi da quel luogo perché non sapevano trasportare l’acqua con sé.

Molti salti evolutivi dopo, siamo nati noi. Abbiamo sviluppato la capacità di *portarci addosso* l’acqua che ci serve per far funzionare alla perfezione il nostro complesso corpo.

Abbiamo bisogno ogni giorno di acqua buona, per ripulire quella che sporchiamo ogni giorno , per il lavoro delle cellule .

In più, oltre all’acqua ‘dentro’, tutte le volte che ci laviamo le mani, che cuciniamo, che andiamo in bagno, usiamo l ‘acqua.

Oggi abbiamo accesso all’acqua buona, pulita, potabile e comoda , ogni volta che ne abbiamo bisogno.

Quando qualcosa è di tanto facile accesso , perde valore ai nostri occhi.
Dobbiamo recuperare il senso prezioso del ‘cibo’ più indispensabile per noi, l’acqua.

Riconoscere la sua importanza, fa di noi persone più consapevoli e responsabili.

L’acqua è chiamata a ragione : l’oro Blu.

Se abbiamo accesso ad acqua potabile e in abbondanza, siamo ricchi !

E ricorda che in questo periodo dove le temperature esterne si alzano, o perché finalmente facciamo più esercizio fisico, abbiamo bisogno di bere di più.

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Cornedo Vicentino Vi

Ogni incontro è un raccontare e un raccontarsi .

Raccontiamo di noi per come ci muoviamo, come ci vestiamo, dove voltiamo lo sguardo, e cosa descriviamo con le parole.

Raccontare e raccontarsi è il mezzo che usiamo per creare una rete relazionale o trovare il nostro posto nel mondo.

Raccontare non è spettegolare, Raccontarsi non è svuotare il cestino ( per questa azione fondamentale e importante per la propria salute emotiva ci sono professionisti specifici ).

Raccontare è descrivere il mondo per come lo vediamo.
Raccontarsi è descrivere cosa ci succede dentro, cosa sentiamo .

Abbiamo bisogno di raccontare e raccontarsi, perché è un momento prezioso e indispensabile per la vita, in questa nostra società basata sulle relazioni .

È nel racconto che si creano ponti tra le persone, storie , miti e memorie.

La parola è la nostra più grande e preziosa ricchezza, e ha bisogno dell’ altrettanta preziosa azione , l’ascolto.
Solo cosi le relazioni valgono.

Se puoi, fai la tua parte, ascolta in silenzio o racconta con cura.

Perché ognuno di noi ha bisogno dell’altro.

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Avevo forse 8 anni, mio padre mi ha accompagnato in biblioteca e ho scelto un libro tra tanti .

Il titolo era ” l’ArciVernice Lambicchi “
Questo libro, raccontava la storia di un tizio , che aveva inventato questa vernice che spalmata sopra una foto, trasformava la foto in realtà.
Cibo, abiti, fiori, macchine. tutto poteva essere ottenuto, spalmando questa vernice sulla foto.
Per molto tempo, il mio pensiero di Bambina , ricorreva quel sogno di facilità, e mi dicevo ” : haaa se avessi l’Arcivernice lambicchi !!! “.
Alla base c’era il desiderio .
Desiderio di qualcosa che non si possiede.
Il “desiderio” è il motore della spinta ad agire, della forza di resistere, della tenacia a continuare.
Desiderare è importante per creare motivazioni ,spinta, azione.
Per questo non bisogna dare tutto, dare sempre , anticipare i desideri dei figli.
Anticipare, dare troppo, spegne l’azione, il desiderio, la voglia di vivere.
In questo ultimo giorno di spostamenti e incontri, il desiderio di incontrarsi, viaggiare, abbracciarsi, chiacchierare , passare del tempo al tavolino di un bar, a teatro, a ballare , troverà dolorosamente modo di aspettare, per poi finalmente tornare ad esprimersi.
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Il 2020 sarà l’anno del vuoto fisico. Il virus mi ha rubato il contatto fisico e gli abbracci.

Il ricordo più dolce che conservo nella memoria è l’abbraccio al mio papà.
Sono così piccola che devo stare in piedi su una sedia per abbracciargli forte la testa .
Durante quegli abbracci che volevano dimostrare tutto il mio bene, sentivo il sangue scorrere nelle vene e inondarmi di calore.
Quel calore era l’amore che provavo e che ricevono. Perché nell’abbraccio si dona e si riceve.
Poi sono cresciuta, ma abbracciare è sempre stato un mio modo speciale, di comunicare.
Questo Covid mi ha rubato la forma espressiva più spontanea e gioiosa, l’abbraccio.
Per il sorriso, mi sono organizzata con la mascherina in plexiglas, ma per gli abbracci devo aspettare.
Prima del Covid, abbracciavo tutti . Un abbraccio pieno e avvolgente, o delicato e appena accennato.
Ho abbracciato per dimostrare felicità e gioia , per tenerezza e vicinanza o per augurare forza. Ho anche donato con l’abbraccio , un luogo sicuro in cui piangere.
Ho abbracciato ogni persona che sentivo avrebbe accettato quel contatto, a volte rispettoso e affettuoso , a volte travolgente.
L’abbraccio è veicolo di molto messaggi emotivo: ti voglio bene, ti apprezzo, , non sei solo , ho compreso , ce la puoi fare, sono con te.
Ora, davanti ad una persona, mi trattengo, spengo lo slancio interiore che sento . Mi fermo.
Non vedo l’ora che tutto questo sia superato, passato, digerito, per poter tornare a scambiaci contatti, strette di mano e abbracci.
Abbiamo bisogno di entrare in contatto, di sentirci, di abbracciarci.
Aspetto con diligenza il poter abbracciare con forza o delicatezza , di poter essere porto o gioia, di potere dimostrare e vivere la nostra fisicità latina.
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La Felicità è un’emozione bellissima.

E’ quell’ emozione frizzante sale dentro, emerge dal profondo del nostro essere, passando dal cervello ai surreni e ritorno ( tale è il giro delle emozioni dentro il nostro corpo).
Quando emerge ha bisogno di essere nominata , chiamata , definita , per possedere una forma chiara ed essere pronunciata.
Riusciamo a definire la nostra emozione quanto più è ampio il nostro vocabolario emotivo.
Solo così è più facile trattenere, ricordare, esperire la Felicità.
Quali parole si possono usare per spiegare la Felicità?
– Allegria, commozione, compiacimento, coraggio, divertimento, eccitazione, esaltazione, euforia, giocosità, gioia, rilassamento, serenità, soddisfazione, pace, appagamento, letizia, godimento, festosità, esultanza, giubilo, rapimento, visibilio, piacere, contentezza.
Più parole usi, più colori sono disponibili per definire la felicità, e viverla in modo più completo.
Quando parli con un figlio, o con un compagno, cerca le parole che spiegano nel miglior modo come ti senti.
È molto diverso rispondere al : come stai?
Sono euforico !
Dal semplice : Sto bene !.
Le parole una volta pronunciate, non muoio, iniziano a vivere. ( Virginia Woolf 1882-1941 ).
Nominare un’emozione è donarle le ali.
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Mia Nonna Alice.

Nell’equilibrio della natura, erbe animali e piante, dopo aver portato a termine il grande compito di generare e/o allevare la prole , muoiono.
Ma questa legge, non è per tutti.
Elefanti, Balene e Nonne, vivono di una legge propria , vivono molto di più e molto oltre il compito, di generare e allevare i figli.
Esse , depositarie di conoscenza e saggezza, continuano a vivere per aiutare le giovani madri e proteggere la tribù.
Proteggono, insegnano, guidano, aiutano, ascoltano, amano.
Le nonne sono preziose, per la saggezza e conoscenza che hanno nella mente e nel cuore.
Mia nonna si chiamava Alice , e mi lasciava dormire ai piedi del letto , di traverso , perché avevo deciso che non volevo dormire in mezzo nel lettone, tra lei e mio nonno.
Non mi rimproverava per questo desiderio, dormiva se poteva, con me tra i piedi, una bambina di 6 anni.
E mi preparava il piatto con le coste appena bollite, perché ne avevo voglia , alle 22.00 di sera .
Non ricordo stizza, o rimproveri , ricordo solo c’era , e che potevo chiedere a lei.
La libertà di sperimentare, l’autorizzazione a rischiare , la grande sensazione di poter provare senza confini rigidi, sono nate in quel periodo.
La mia nonna ha seminato dentro me, il coraggio di chiedere, la sfrontatezza nel provare e rischiare , e mi ha aiutato a costruire la persona che sono diventata .
Alla mia cara nonna e a tutte le nonne del mondo , un grande abbraccio .
Nella foto mia nonna Alice.
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Dove è finito il profumo della colazione ?

Profumo di latte bruciacchiato , di pane tostato.
Profumo di caffè o di orzo tostato e a volte di polenta abbrustolita.
E anche profumo di legna nella stufa, appena accesa.
Questi profumi non li sento più.
Erano i profumi della mia infanzia, della mia casa o della casa di mia nonna Alice.
Il latte nel pentolino finiva sempre per traboccare, e la panna si attaccava al bordo, creando un filo bruciacchiato, in più coagulava sul fondo in palline bianche, rendendo difficile la pulizia ( prima delle pentole antiaderenti).
Il pane si tostava fino ad avere le righe marroni, e se c’era la sottiletta, cadeva sotto e bruciava sulla resistenza.
La legna scoppiettava nella stufa, emanando il profumo della legna secca, oppure ribolliva, quando la legna era umida e fischiava leggermente.
Mio padre adorava la polenta nel latte, ma per me non aveva gusto, preferivo il pane biscottato.
Arrivavano i miei fratelli e sorelle, alla rinfusa, per bere la propria tazza del latte.
Chi beveva il latte da solo, chi lo correggeva con 3 cucchiai di zucchero, chi inzuppava la tazza con i creaker salati Doria , e chi usava il pane biscotto e mezza moka di caffè.
Ora con la comodità della casa sempre calda, il pane sempre fresco, il forno a microonde, le diete senza latte, la fretta che ci perseguita, questi profumi non ci sono più e lasciano un vuoto odori e aromi , che scolpivano come una foto, momenti, storie, vita.
Oggi mi preparo l’orzo con il pentolino , per riaccendere memorie lontane, e care nostalgie di un tempo passato.
Qual è la tua memoria olfattiva del mattino ?
La memoria olfattiva ancora emozioni e ricordi , è importante farci caso.
Buona Domenica Mattina ☕
Elettra

Ero giovane, squattrinata, con un grande sogno nel cassetto : frequentare una scuola di Naturopatia.

 

Avevo scelto, dopo un po’ di ricerche , quella di Trento: L’ Accademia di Iridologia e Naturopatia Luigi Costacurta , ad indirizzo igieno-trofo-terapico.

Ero stata anche a Milano , qualche anno prima, per vedere un’altra scuola di Naturopatia, ma non mi aveva convinta.

Il sogno nel cassetto, era frequentare questa scuola, e in questo foglio ingiallito ci sono i ‘conti della serva ‘.

Dovevo pagare 3 rate da 700.000 lire, all’anno per 3 anni, dormire fuori, comperare i libri, e andare a Trento !

Non avevo un contratto di lavoro fisso, non avevo risparmi, e nessuno a cui chiedere un anticipo.

Mi sono iscritta lo stesso, ho pagato l’iscrizione e poi, mi sono detta qualcosa succederà.
Pensavo con rammarico : peccato che non ho uno zio a cui chiedere aiuto.

Ma Dio vede e provvede !

Verso fine anno ho iniziato a lavorare a Valdagno , nell’erboristeria Linfa Verde , di Gloria, in via Copernico.

Poi rilevata insieme a Venicio.
Era il 1996 circa ( è passato così tanto tempo che devo andare a memoria).

All’arrivo della rata, non avevo tutti i soldi che servivano, così ho parlato con il mio socio.

È grazie alla sua decisione di caricare questa spesa sul negozio che ho potuto continuare a studiare e pagare le rette per i 3 anni + 1 che servivano e mi sono diplomata.

Naturopata Heilpraktiker !

Anni di sogni e speranze, di fatiche e sfide , anni di giovinezza e rischio.

Anni passati, uno dopo l’altro, fino ad oggi.

Con il 2021 sono 25 anni .

Ho aggiunto altri studi e la maturità dei miei 49 anni, a quella ragazza che sfidava la vita, per rincorrere un sogno.

Oggi posso dire, che il sogno, si è avverato .

Elettra Erboristeria
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