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Lavorare, fare, produrre, aiutare erano gli argomenti…

Gli studi sui popoli più longevi del mondo hanno determinato quali sono gli elementi più importanti per la longevità.

Sono stati valutati: dieta, movimento, qualità dei cibi, riposo pomeridiano, scopo della vita.
Nei 5 paesi studiati queste caratteristiche sono abbastanza similari, ma ce nè una che può essere considerata la più importante.

Essere parte di una rete di relazioni. Avere buone relazioni, possedere buoni amici.
Chi ha buoni amici vive bene e vive a lungo. Ma non solo.

L’amicizia è un rapporto particolare con un’altra persona, dove stima, apprezzamento, affetto, ascolto, aiuto ne costituiscono la struttura portante.
Gli amici sono come una famiglia allargata, con loro puoi divertirti o fare cose pazze, diverse, leggere senza preoccuparti dell’etichetta, perché gli amici conoscono di te le parti forti e le parti fragili, hanno il quadro della tua vita e sanno cogliere quello che non riesci a dire con le parole.

Senza amicizie non potrei scrivere questo post e non avrei il negozio Elettra Erboristeria strutturato così com’è.
Sono stati i miei amici, negli anni, quando ancora non sapevo che scrivere era una parte importante e bella del mio modo di esprimermi e raccontare a darmi la spinta.
Sono stati loro ad accogliere e apprezzare quello che scrivevo e stimolarmi a continuare.

Ho iniziato a scrivere a scuola, scrivevo lettere in fogli piccoli da quaderno per la mia migliore amica di banco, Alice.
Più avanti scrivevo su fogli per rilegatori (quelli con i buchi).

Ho scritto anche in fogli A4 per poi spedirli per fax.
Scrivevo lettere, scrivevo sempre, scrivevo e consegnavo a mano o per posta.

Poi sono arrivati i messaggi ti testo nel telefono, quelli con 140 caratteri max, poi è arrivata la messaggistica semplice di whatsapp, ora scrivo pure per il sito del negozio.

Amo scrivere, è uno dei miei modi per catturare emozioni, trattenere momenti, legare ricordi, tradurre sentimenti, ricordare cose importanti.
Scrivere è stato per me medicina. Esprimevo vicinanza, affetto, conoscenza e se ho continuato è stato proprio grazie ai miei amici che mi apprezzavano.

Ecco perchè gli amici sono importanti. Ne abbiamo bisogno. Dobbiamo sceglierli e farci scegliere, avere cura di loro perché è insieme che ci si migliora ed è insieme che la vita diventa più ricca.

Perchè Amicizia è la parola più importante dopo Amore.

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Come proprietari e principali responsabili della salute dei nostri animali dobbiamo imparare ad osservarli con attenzione.

Sia cani che gatti non si lamentano al primo disturbo, ma tentano di dissimularlo.
Osservarli per capire quando qualcosa non funziona ci permette di intervenire in tempo evitando peggioramenti a volte gravi.
Quante volte abbiamo visto il nostro cane zoppicare per una spina, senza aver sentito che si sia lamentato quando l’ha presa?

E quante volte ci accorgiamo che il nostro gatto sta male, solo perché sporca in giro o si gratta troppo spesso?
In più ogni animale ha il proprio carattere che può essere esuberante o riservato, a cui dobbiamo dare spazio e comprensione.

Quindi, come capire se il nostro animale sta male?

Osservare:

    • quando qualcosa viene fatto in modo diverso dalle azioni abituali,
    • quando il pelo non è lucido e compatto,
    • quando l’animale sa odore,
    • quando non si muove con agilità,
    • quando è soggetto a parassiti interni od esterni,
    • quando cambia abitudini,
    • quando non scarica regolarmente.

Un animale è un componente della famiglia che porta gioia, dolcezza, compagnia, allegria, chiede poco e dona molto, sta a noi rispettare e onorare la loro grande fiducia in noi e il loro affetto.

In più un animale in casa ci allena ad ascoltare, ad entrare in empatia, a vivere le emozioni che sono la base della VITA.

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La pelle ha bisogno di essere toccata, sfiorata, tenuta.

La pelle è il vestito che ricopre il nostro cuore e la nostra anima.
Come abbiamo bisogno di essere visti, abbiamo anche bisogno di essere toccati.

Quando si è bambini il tocco è parte integrante del modo di comunicare e ricevere presenza, sostegno, amore.
Da adolescenti, si cerca il contatto con i pari.
Poi la coppia appaga il proprio bisogno di affetto con la presenza dell’altra persona “pelle a pelle”.
Quando si diventa anziani, se non si hanno nipoti che saltano sulle gambe e abbracciano, si soffre la grande carenza del contatto.

Per fortuna non ho mai temuto di abbracciare.
Il mio modo di essere, mi porta ad avvolgere e abbracciare le persone.

Ora che mio padre è anziano, appena posso lo abbraccio e lo stringo forte, per trasmettergli quel senso di forza, preziosità e affetto che ho nel cuore e che voglio trasmettergli.
Perché con un abbraccio comunico ciò che con le parole non possono dire, con un abbraccio dico che ci tengo, anche se abbiamo appena litigato.

Dentro quell’ abbraccio c’è tutta la mia gratitudine, affetto, presenza e pazienza di figlia.
Con un abbraccio dico che ci sono, che lui esiste come persona, anche se acciaccato, rallentato, a volte arrabbiato.. perchè lui è mio padre.

Abbraccia quando puoi, dove puoi, in modo delicato e rispettoso o forte e avvolgente, abbraccia per comunicare ciò che le parole non possono dire.

 

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Quali sono le tue figure di riferimento quando la vita si fa dura?

 

Avere almeno una figura di riferimento può salvare la vita.

Uno studio sviluppato su 40 anni ha confrontato la qualità di vita tra due gruppi di bambini (poi cresciuti).

I due gruppi erano suddivisi in bambini di famiglie disagiate, dove era presente alcolismo e malattie e uno dove la famiglia era “normale”.

Dopo 40 anni, al resoconto finale, ci si aspettava che i bambini vissuti in famiglie “normali” avessero una una qualità di vita migliore rispetto a quelli di famiglie disagiate.

Più competenze, più occupazione, una relazione stabile, una famiglia.

Invece non è stato così.

Cosa aveva fatto la differenza? Cosa accomunava chi era riuscito nella vita?

Avere una figura di riferimento.

Questa persona è di solito un “adulto” che presta attenzione, ascolto, cura, porto sicuro al “figlio”.

Può essere una figura di riferimento uno zio, un amico, un allenatore, l’insegnante…

Avere figure di riferimento salva la vita perché permette di sviluppare fiducia, empatia, coraggio, solidarietà.

E io?

A 25 anni brancolavo nella vita, non avevo figure di riferimento.

È difficile vivere senza qualcuno che ti fa da spalla, porto, guida.

Ma non è mai troppo tardi. Ci vuole un pizzico di fortuna e un po’ di impegno.

Bisogna sentire fin dentro le ossa che da soli si fa poca strada.

Che il confronto con un’altra persona è salutare. Allarga le vedute e permette una comprensione più ampia dei fatti.

Parlare con qualcuno che vale allarga il proprio io e ci toglie dall’egoistico pretendere di essere sempre al centro della scena e di avere ragione.

Avere delle figure di riferimento ti cambia in meglio.

Non è sempre facile, perché anche se ti vogliono bene, non ti risparmiamo le botte sui denti.

Ora, a 50 anni suonati, sono fortunata ad avere figure di riferimento, che sento con piacere regolarmente.

Sono persone che possono dirmele senza veli.

Persone importantissime, che possono chiamarmi alle 3 di notte e io correrei da loro.

Persone che riempiono la mia vita e il mio cuore di affetto e sicurezza, e non parlo dei familiari (e ne ho tanti, e per i quali correrei come una scheggia alle 3 di notte).

Questa rete di persone rende la mia vita più facile, leggera, sicura.

Questo Natale ho un pensiero particolare per loro, perché sono la mia ancora, il mio porto, la mia bussola.

E nella tua vita?

Chi chiami quando stai male dentro il cuore, nell’anima?

Quali sono le tue figure di riferimento?

Perché è sugli affetti che si costruisce una vita che vale.

Sono le relazioni che rendono la nostra vita ricca, piena, soddisfacente.

 


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