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Il non sapere può essere usato come scusa, quando vogliamo sfuggire a qualche impegno o richiesta scomoda.

“Non so”, però è anche la candida dimostrazione di una semplice ingenuità.
“Non so” sono anche due parole che mostrano una ” NON presa in carico delle proprie responsabilità”, un cercare di delegare, di sfuggire per comodità.
Dire “non lo sapevo”, NON è accettato a livello sociale e nelle regole civili.

Al vigile non puoi dire: non sapevo del divieto, oppure non sapevo di dover pagare una tassa.
“Non lo sapevo”, “Non so”, l’ho ripetuto spesso durante la vita.

Non sapevo di dover controllare la revisione della macchina quando avevo 20 anni, e ho preso la multa.
216,000 lire, una cifra enorme per il mio stipendio da 800,000 lire.

Non sapevo di poter chiamare l’ambulanza quando, una notte, mi sono sentita male e sono caduta sbattendo sul bordo della tavola, procurandomi una ferita alla testa.

Non sapevo di poter chiedere scusa, quando sbagliavo e che non sarebbe accaduto nulla di grave, che non mi sarebbe caduto il tetto sulla testa ammettendo l’errore.

Non sapevo di poter chiedere aiuto quando mi trovavo in difficoltà alle persone che mi volevano bene e che ne sarebbero state felici.
Spesso non si sa quanto si vale.

Non si ha idea della forza d’animo, dell’inventiva, della tenacia che si possiede.

E spesso non si sa che l’amore ha molte forme, a volte incomprensibili.
Ora, dopo numerose primavere, molti “Non so” non hanno più posto nel mio parlare.
Ora il “Non so” lo uso per le cose che non conosco perché non sono di mia competenza, il “Non so” ha più un valore di “confine” che di scusa.

Resta sicuramente il “Non so” da ingenuità, retaggio di una parte della mia anima di bambina.
Dire “Non so” nel modo giusto, è una grande forma di maturità.

La maturità è un percorso che dura tutta la vita.

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