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Essere penna o matita

La penna è aristocratica, il suo tratto è deciso e permanente.
È impiegata in firme su documenti importanti, senza di lei nulla ha valore e certezza.

La matita è di umili aspettative, lascia un tratto leggero che può essere modificato, cancellato, riscritto.
Non viene interpellata quando ci sono documenti importanti, spesso è mordicchiata, dimenticata, temperata per poter continuare a essere utile.

Vorrei essere una penna, forte, decisa, aristocratica importante e invece sono una matita.
Il mio tratto non è così deciso, spesso mi spunto e con pazienza aspetto il lavoro del temperino per ripartire.

Ma essere matita offre caratteristiche uniche.

Con la matita si può scrivere ma si può anche disegnare, si può cancellare se qualcosa non piace e si può ripartire, non sporca se messa in tasca, non si impone, ed è togliendo il superfluo le punte rotte, ammaccate, storte che può ripartire, ridisegnare, cambiare, perfezionare.
Volevo essere penna, quando sognavo di diventare grande e invece sono matita.

Temo e amo il temperino che è la vita, ma spero di poter continuare a disegnare fino all’ultimo centimetro di matita.

PS :le matite sono colorate, allegre, sempre diverse come le persone e come la vita che ci sa sorprendere.

Elettra Erboristeria
Rimedi Naturali Personalizzati
Cornedo Vicentino Vi

 


Scrivere è uno dei modi per esprimere le emozioni, come disegnare,
ballare, recitare, creare con le mani.

Durante le elementari, per un compleanno, mi è stato regalato “il diario”.
Quello con la copertina rigida e i gancetti per il lucchetto.
Ed è stato così, per dare senso a quel regalo che ho iniziato a scrivere.
Scrivere mi permetteva di dare ordine, senso, spazio e posto ai pensieri, alle emozioni, agli eventi della vita.
Ho iniziato probabilmente intorno ai 9 anni, e non ho più smesso.

Carta e penna sono state di conforto nei momenti difficili della vita.

Portavo sempre con me un diario, e lo riempivo nelle pause, durante i viaggi in autobus, perché a quel tempo non esisteva il cellulare.

Avevo carta e penna con me anche quella sera che il mio ragazzo ha litigato con sua mamma, ed io in disparte annotavo il tumulto che mi saliva dentro.

Erano con me anche quando sono stata ricoverata per un trauma alla testa causato da una caduta in bici, e non riuscivo a mettere un pensiero in fila ad un’altro e scrivevo continuamente la stessa frase.

Ogni volta la penna e un foglietto volante mi hanno aiutato a essere presente a me stessa, a stare centrata su quello che succedeva senza “perdermi”.

Scrivere mi ha sempre aiutato ed accompagnato.
Anche adesso, tanti anni dopo quel primo diario, scrivere è parte del mio modo di esprimermi.

Ora non scrivo più il diario giornaliero personale, ma scrivo di benessere per il benessere.

 

  • Scrivo per non perdere nozioni importanti.
  • Scrivo per avere una mappa da consultare quando si cerca capire cosa sta succedendo al proprio corpo e dare ordine all’intricato mondo dei sintomi.
  • Scrivo per continuare a tramandare la conoscenza della Medicina Tradizionale Mediterranea, appresa dal Dr. Luigi Giannelli, custode e divulgatore della nostra medicina antica a cui devo molto.
  • Scrivo perché il benessere è un percorso a più mani, composto da una parte personale che dobbiamo coltivare e da un’altra parte, non nostra, che riceviamo dai professionisti della salute.
Comprendere e saper descrivere i sintomi che ci affliggono ci aiuta ad avere una parte attiva nella cura, qualsiasi cura.
Non so quando sia il giorno in cui si celebra la parola scritta, oggi la celebro con questo post.
Nel sito trovi più di 600 articoli che trattano di benessere, salute e della mia storia personale.
Puoi cercare gratuitamente info in base alla : “parola chiave ” e all’argomento.

Elettra Erboristeria
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Cornedo Vicentino Vi

Quando avevo 10 anni, mia mamma aveva un negozio, e io odiavo sostituirla quando aveva un impegno.

Sognavo di diventare veterinaria e occuparmi di animali.

Quando ero in negozio, mi sentivo piccola, spesso imbarazzata e spaventata.

Mai e poi mai avrei scelto di aprire un negozio.

Ma la vita segue le sue strade .

I miei primi lavori, durante le vacanze scolastiche, erano sui campi. Ho raccolto uva e piccoli frutti.

Finita la scuola ho trovato lavoro come la lavapiatti, e cameriera dei piani. Ho fatto assistenza negli impianti di risalita sulla neve d’inverno. Poi ho cercato di vendere materassi porta a porta .

Sono stata assunta come impiegata in una ditta che rinverdiva le scarpate dell’autostrada. E sono uscita nei cantieri della ditta, per controllare i lavori e lavoraci pure.

Ho tagliato erba nei giardini, spalato ghiaia, tagliato siepi, pulito aiuole, lavorato in serra. E disegnato le linee di campo nei campi di calcio con la calce e la carriola.

In quel tempo, frequentavo un’erboristeria e un’autunno ho aiutato una ragazza (Gloria) nel suo negozio di erbe.

Poco dopo per fortuna, per caso o per destino, quel negozio è diventato il mio.

Nei primi anni, alla sera leggevo le proprietà delle erbe e ogni giorno le ripassavo in negozio.

Ho imparato a fare le vetrine, acquistare la merce, dire di no a telefonate di venditori di riviste e abbonamenti.

E senza tanto rumore e fatica ho cambiato 4 volte la sede del negozio, 4 forme giuridiche, 2 paesi, passato 8000 giorni, aperto pagine social del negozio e persino un sito web.

E ancora non mi pesa.

Ancora voglio imparare.

E quel non volere un negozio, di quando ero piccola è dimenticato, superato, trasformato.

Non volevo solo un negozio, volevo un posto dove incontrare le persone, chiacchierare, lavorare, imparare, crescere.

Non volevo un negozio, ma ora il negozio è con me da più di 23 anni.

Forse alle idee che abbiamo da bambini è meglio non dare troppo peso.

Quando si è piccoli e non si sono ancora messe le ali, si crede che sia impossibile volare.

Elettra, proprietaria di Elettra Erboristeria, un negozio, il mio.


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Cornedo Vicentino Vi

Anche il compleanno è un buon momento per tirare una riga, come fosse il primo giorno dell’anno nuovo.

È tempo di fare somme e considerazioni, fermarsi un attimo, osservare, cercare di capire dove si è arrivati, chi si è perso per strada, cosa è importante trattenere e cosa si può lasciare andare.

Cosa ho imparato in 50 anni?

Che avere vissuto 49 anni è già un Grande Regalo.

Che il tempo vissuto, trascorso, scivolato, spinto, strappato è tutto prezioso, è la vita stessa.

In 50 anni ho pure guadagnato una montagna di ricordi, una collezione di foto sbiadite, sfide vinte, delusioni pesanti, conquiste meritate, sconfitte amare.

Ho avuto 8 cani, 3 gatti, 40 criceti, 1 scoiattolo, 6 cavie, 7 biciclette.

Una sofferto di una paresi al viso (che mi fatto rallentare nella corsa della vita, perché se fosse stato un blocco alla schiena non sarebbe stato sufficiente), ho una malattia autoimmune, due ponti in bocca,1 subito un intervento nel corpo.

Ho accumulato una montagna di libri e abiti, pranzi in famiglia e vacanze con mio fratello.

Ho 6 nipoti e mezzo (una femminuccia in arrivo ), 5 fratelli e un compagno che rende la mia vita una gioia.

Ma cosa ho imparato:

Che i dolori passati possono sbiadire e lasciare solo leggeri aloni (se si ha il coraggio di guardali e non metterli sotto al tappeto).

Che posso avere solidità emotiva e calma, durante le situazioni critiche (che non mancano mai e che è a forza di allenarsi che si diventa esperti).

Che posso avere tenacia per continuare e pazienza per le situazioni difficili (perché è a piccoli passi che si arriva a scalare le montagne).

Ho imparato la tolleranza per le cose che non comprendo o che non vanno come voglio io (e ingoiare il rospo).

Che bisogna anche avere il coraggio di essere scomodi e di dire fredde verità.

E che “amare” sempre, amare tutto ciò che si fa, non si sbaglia mai.

Ecco cosa sono per me 50 anni.

E credo sia proprio giusto festeggiare gli anni, perché si festeggia per onorare la vita e tutto ciò che di prezioso, unico e bello ci dona.

Buon riga-compleanno ❤️


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Cornedo Vicentino

Cercare il posto giusto per aprire il negozio Elettra Erboristeria è stato uno dei momenti più pesanti e lunghi.

Avevo iniziato a cercare un locale, quasi un anno prima, ma qualcosa andava sempre storto.

Uno era disposto male, con una parete che finiva con un grande portone invece che un muro. Troppo poco sicuro per me, che avrei lavorato da sola.

Per un altro mi dicevano che avevano un sacco di richieste e che io ero in coda.

Uno era occupato e ci voleva almeno 1 anno per essere liberato ed era tutto da sistemare .

E altri, visti e scartati subito.

Sembrava non ci fosse strada per questo mio sogno, ma una mia carissima amica, mi diceva sempre :

Quello che è per te non te lo porta via nessuno, abbia pazienza e continua a cercare.

Poi ho contattato i proprietari del locale dove adesso ho il negozio.

Le misure erano perfette, una forma regolare, c’erano le finestre come desideravo per avere molta luce naturale, c’era una bella vetrina e loro mostravano un modo rispettoso e semplice di relazionarsi.

Era il posto giusto !

Una stretta di mano e il mio sogno poteva finalmente spiccare il volo.

Sono stati ingaggiati muratori, falegnami, elettricisti, geometri, fioristi, palchettisti, pittori, fabbri, tipografi, commercialisti, idraulici e anche quelli delle finestre.

Mi hanno aiutato i miei fratelli ( ne ho 3 per fortuna), degli amici speciali e persino la fidanzata di uno dei miei fratelli.

Anche mio padre anziano ha lavorato, seduto su una sedia.

Abbiamo mangiato piadine e panini, pizze d’asporto e bruschette. Bevuto caffè e cappuccini.

È stato avvincente, preoccupante, straordinario e magico.

Il 16 Luglio 2016 Elettra Erboristeria ha aperto le porte.

Il sogno si è avverato e sto volando sulle sue ali.

Quello che era per me, ha trovato il modo di raggiungermi.

La mia carissima amica aveva ragione.


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Arrivano per tutti, momenti nella vita, dove bisogna avere il coraggio di fare scelte difficili .

Quando arrivano per me, questi momenti difficili e non so proprio cosa fare, riporto alla memoria una frase letta in un libro : ‘Quello che conta’ di Carl Urban.

La domanda è questa –  ‘Se avessi solo 6 mesi di vita, cosa sceglierei? come risponderei? cosa farei? ‘

La risposta ad una domanda così drastica, di solito arriva immediata, spinta dall’ urgenza del tempo che fugge.

 

Questa è la mia esperienza:

 

Qualche anno fa, ero in difficoltà con il mio socio, con cui condividevo il lavoro da 15 anni, per una divergenza di programmazione e vedute.

Vista la situazione difficile, mi sono dovuta porre questa domanda.

La risposta era : Me ne andrei!

Ma cambiare non è mai un’ opzione facile.

Lasciare ciò che conoscevo, ciò che avevo costruito con passione e cura per 15 anni. Abbandonare il negozio per un futuro incerto, mi lasciava spiazzata e spaventata.

Ma le domande difficili è necessario porsele, ed è ancora più importante ascoltarne la risposta.

Se avessi 6 mesi di vita, resterei qui ? No.

Ma il riflettere e rispondere, non è ‘Agire’.

Agire subito è spesso uno degli errori più grossolani che si compiono. Prima ci si deve fermare e sentire tutta la difficoltà, la paura e il dolore e poi? Si aspetta.

Si aspetta e si sta fermi.

Si aspetta come per l’acqua smossa in un secchio di sabbia, si attende che la sabbia si depositi e l’acqua torni limpida, solo allora si può scegliere come agire.

Non ricordo quanto tempo è passato dal mio rispondere alla domanda e all’effettiva azione di andarmene.

Il tempo emotivo non ha lo stesso modo di scorrere di quello fisico.

Poi la vita chiama, le azioni se fatte con cura si susseguono senza intoppi.

Ed ora c’è : Elettra Erboristeria.

E se ogni cambiamento ha la sua dose di difficoltà, porta con sé anche il suo premio di crescita e libertà.

Le scelte sono state giuste e sono felice di essere qui e che Elettra Erboristeria, esista.


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Cornedo Vicentino Vi

Ho tenuto per anni un diario .

 

Per anni ho riempito pagine di quaderni con una calligrafia piccola e ordinata e per altri anni, ho scritto velocemente e senza ordine apparente .

Scrivevo di ciò che mi succedeva, davo un ordine a ciò che pensavo, voci ad inquietudini , forme a paure.

Ho iniziato a scrivere alle elementari, su quei diari con il lucchetto, passando per le agende delle banche, fino ad arrivare ad essere essenziale , mi bastava un normalissimo quaderno , da tenere in borsa.

Scrivere mi ha aiutato a dare un ordine e un posto alle emozioni che vivevo e mi permetteva di arginare la paura di non ricordare , di perdere i fatti salienti e le emozioni importanti.

Scrivere era terapeutico.

Ho scritto per me , mi piaceva, mi calmava.

Ma non riempivo solo pagine di diari, ricopiavo frasi dai libri, riassumevo testi che ritenevo importanti, estratti da articoli.

Scrivere o ricopiare, mi ha regalato il tempo lento della penna che scorre sul foglio , un tempo che si arricchiva di parole e immagini, si creava un mondo che mi permetteva di volare oltre i limiti fisici di luogo , tempo e cultura.

Ormai a 50 anni non scrivo più il diario, ma non ho perso il piacere di scrivere . Scrivo ancora estratti di libri e articoli che leggo.

Scrivo per il piacere di ri-elaborare le informazioni, per fare veramente miei i concetti.

E scrivo anche per il blog del Elettra Erboristeria, per comunicare informazioni che ritengo utili per il benessere.

Scrivo di quello che conosco, di ciò che mi meraviglia .

Scrivo di quello che apprendo e di quello che serve per conoscersi.

Scrivo per non perdere quello che mi è stato donato e perché rimanga qualcosa.

Scrivo in modo gratuito perché quello che si dona, continuerà a vivere oltre se stessi .

Ciò che scrivo è quello che lascio in eredità.


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Si. Ci sarà qualcosa che posso fare

 

Questo era il mio pensiero fantastico di bimba.

Per ogni problema o almeno per alcuni problemi , ci doveva essere una soluzione fattibile o semplice o creativa, da applicare, ai problemi per risolverli o da affiancare alle cure per completarle.

Sperimentavo questo pensiero magico, anche nelle cose della vita, dei miei anni da adolescente.

Quando la soluzione c’era, ero felice perché corrispondeva al mio pensiero magico.

– Come quella volta che desideravo un punto luce in un angolo diverso della camera.

Sono andata a prendere del filo elettrico, un coltello per spellare i fili , e ho posizionato il cavo. Da sotto il letto, davanti l’armadio, fino al punto che desideravo ( tagliandomi un dito! La cicatrice che ho ancora adesso me lo ricorda ).

– Oppure l’inverno del 1985, avevo degli stivali, ma erano bucati. Quindi ho infilato i piedi dentro delle borsette di nylon , prima di infilare gli stivali, per non bagnarmi i piedi.

– O ancora, una mattina, non trovavo i calzini giusti. O erano spaiati o erano bucati.

Ho così tagliato le punte di quelli bucati ma uguali, e indossati sopra quelli spaiati .

Soluzioni creative ai problemi.

È sempre stato ed è il mio mantra , imparato dal mio creativo , estroso, intelligente, a volte geniale, che mai si arrende, padre.

E questo senso di ‘ si può cercare, si può provare, si può fare’ , è in me tutt’oggi , e mi spinge a non arrendermi davanti a qualsiasi problema.

Perché una parte personale bisogna sempre metterla e abbiamo il dovere di trovarla.

Perché fare la propria parte, mette pace, senso del giusto , seda l’ansia, regalando il senso di governare la propria barca.

Che sia bere a sufficienza per una cistite, prendere una tisana per lo stomaco, digiunare per un’intervento, fare impacchi con l’argilla per un ginocchio, parlare con qualcuno, cambiare atteggiamento, o stare fermi.

Ogni azione , cosciente e attiva, ci porta più vicino alla soluzione del problema e ad una maggiore probabilità di riuscita.

Perché qualcosa possiamo sempre ‘fare ‘!


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