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La pelle ha bisogno di essere toccata, sfiorata, tenuta.

La pelle è il vestito che ricopre il nostro cuore e la nostra anima.
Come abbiamo bisogno di essere visti, abbiamo anche bisogno di essere toccati.

Quando si è bambini il tocco è parte integrante del modo di comunicare e ricevere presenza, sostegno, amore.
Da adolescenti, si cerca il contatto con i pari.
Poi la coppia appaga il proprio bisogno di affetto con la presenza dell’altra persona “pelle a pelle”.
Quando si diventa anziani, se non si hanno nipoti che saltano sulle gambe e abbracciano, si soffre la grande carenza del contatto.

Per fortuna non ho mai temuto di abbracciare.
Il mio modo di essere, mi porta ad avvolgere e abbracciare le persone.

Ora che mio padre è anziano, appena posso lo abbraccio e lo stringo forte, per trasmettergli quel senso di forza, preziosità e affetto che ho nel cuore e che voglio trasmettergli.
Perché con un abbraccio comunico ciò che con le parole non possono dire, con un abbraccio dico che ci tengo, anche se abbiamo appena litigato.

Dentro quell’ abbraccio c’è tutta la mia gratitudine, affetto, presenza e pazienza di figlia.
Con un abbraccio dico che ci sono, che lui esiste come persona, anche se acciaccato, rallentato, a volte arrabbiato.. perchè lui è mio padre.

Abbraccia quando puoi, dove puoi, in modo delicato e rispettoso o forte e avvolgente, abbraccia per comunicare ciò che le parole non possono dire.

 

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Quel Babbo Natale di 40 anni fa

 

Una notte di Natale di tanti anni fa, quasi 40, un Babbo Natale vestito a puntino ha bussato a casa dei miei.

Ha portato uno scatolone pieno di cose buone: biscotti, fette biscottate, latte, pasta e un pandoro.

Eravamo in 8 in famiglia. I miei genitori e noi 6 figli.

Non avevamo il pandoro da mangiare e nemmeno molte altre cose.

Erano state le persone del paese che avevano fatto una colletta per noi e ci avevano donato questo scatolone di bontà.

Per i miei occhi di bambina, quel Babbo Natale mi ha riempito di meraviglia, gratitudine, gioia.

Il pandoro è stato il dono che ricordo con più gioia.

Tagliato a fettine sottili, ne abbiamo mangiato tutti.

La bontà di quel gesto, abbinato alla dolcezza sopraffina del pandoro che non potevano acquistare, ha impresso in me un senso di gratitudine e bontà del mondo che porto con me ancora adesso.

A volte pago caro questa idea di un mondo buono, ma anche se a volte capito male, per il resto del tempo mi permette di vivere con questo senso magico di gioia e bontà.

E oggi che è Natale, il giorno più dolce dell’anno, ricordo con calore quel Babbo Natale e tutti i Babbi che mi hanno accompagnato, aiutato, sorretto nella vita.

E tutti i Babbi Natale che esistono.

Buon magico dolce Natale a tutti.


 

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